Quando spediamo un allegato in un formato proprietario
togliamo un pochino di libertà ad un'altra persona per regalare un po' di soldi ad una azienda informatica.
Perché un allegato in formato proprietario
ridurrebbe la libertà delle persone? Semplice: perché la persona che lo riceve per leggerlo dovrà procurarsi il software adatto; perché milioni di allegati in quel formato renderanno quel software lo standard di fatto, impedendo ad altri software, magari migliori, di nascere e svilupparsi.
Ora qualcuno obbietterà: "se parli dei .doc esiste openoffice, esistono tanti tool online per leggerli e scriverli: quindi quello che dici non ha senso!" E' vero, i *.doc ormai sono leggibili e scrivibili in altri modi che non tramite Word, però i programmi che riescono a fare ciò ci riescono solo grazie al fatto che, con molta fatica, qualcuno ha decifrato come è fatto il formato. Inoltre ad ogni versione
il formato cambia, alcune volte in pochi dettagli, altre volte pesantemente, costringendo chi ha le vecchie versioni del software a buttarle via e passare alla versione
successiva: con enorme spreco di soldi e tempo; e costringendo chi realizza software equivalenti a perdere molto tempo nell'analizzare il nuovo formato. Questo sta succedendo ad esempio nel passaggio alle nuove versioni di office dove il formato di default è diventato il .docx, formato che ovviamente presenta ancora grossi problemi per openoffice e simili.
Come evitiamo tutto ciò? Semplice salviamo i nostri allegati utilizzando i formati aperti! Ok a questo punto la domanda è d'obbligo: cosa è un formato aperto?
Spesso si dice che, perché le informazioni siano libere e possano essere fruibili e utilizzabili da chiunque anche a distanza di molto tempo, quello che serve è che siano utilizzati, per memorizzarle e trasmetterle, formati aperti.
Ma basta solo questo?
Del PC da 100 $, inventato da Nicholas Negroponte, si è molto parlato.
Da NetOne la notizia che Negroponte sarà lunedì 29 a Roma a presentare il PC (sabato 27 ottobre era a Reggio Emilia).
Via chat Carlo mi ha dato alcune notizie sulla scuoletta di informatica in Africa, appena iniziata (ne parlavamo poco sotto). Ha avuto 6 allievi, alcuni giovani, altri più adulti, 35-55 anni; due non avevano mai toccato un PC, tutti però avevano qualche studio alle spalle.
Ha cominciato dalle basi: come è fatto un PC, le periferiche, il concetto di memoria, come si registrano i dati sul disco, come si creano le directories.
Carlo Montaguti, il medico italiano che lavora in Costa d'Avorio di cui ho già parlato (seguite questo link), è appassionato di internet
e tecnologia.
Con lui ci sentiamo a volte via Skype. Scrive di rado sul suo blog
, dati i suoi impegni di lavoro, e quando scrive, sono cose "spesse", vissute.
Perciò il post di ieri mi ha subito attratto: "Scuola di informatica".