Web4unity, a partire dalle origini, l'abbiamo vista come comunità, come rete dove le persone e non la tecnologia siano al primo posto.
Rete di persone, abbiamo detto molte volte, ricordando una sottolineatura di Giancarlo Livraghi.
L'obiettivo di web4unity è orientare la rete ad essere strumento di fraternità. Forse questo obiettivo può apparire lontano o "sfumato". Ma i segni che la rete è fatta per avvicinare le persone, nella rete si vedono.
Web4unity quindi non parla di un argomento specifico (sicurezza o open source o libertà in rete) ma valorizza quel connettivo che è la tensione delle persone a comunicare, ad ascoltarsi e dialogare, a formare gruppi, a riconoscere l'uno dell'altro il positivo, a ritrovarsi anche"disconnessi", "off-line".
Cerca anche di dare strumenti (anche suggerimenti tecnologici) per aiutare chi è ai primi passi con la rete a "ritrovarsi a casa".
Questi alcuni dei punti focali.
Ma anche web4unity, come ogni rete sociale, va sostenuta, mantenuta viva, specie dopo un periodo un po' lungo di inattivtà sul territorio.
Ecco alcuni spunti da un post di due giorni fa, su Web e conoscenza:
Una rete sociale deve sviluppare il "senso di appartenenza". Bisogna essere ORGOGLIOSI di farne parte e includere altri potenziali utenti;
Bisogna ANIMARE la rete e non dare per scontato che la rete viva solamente di apporti dal basso (buttom-up). L'animatore, il tutor, il facilitatore sono ruoli fondamentali;
La rete deve garantire un ritorno COMPETITIVO. Ogni utentedeve, quindi, trarre un vantaggio competitivo per la sua attività, per la sua conoscenza, per la sua vita;
E' necessario che la rete sia PARITARIA. Ogni istanza portata dagli utenti deve avere la sua dignità. La capacità di ascolto dei membri e, soprattutto, degli animatori deve essere garantita;
Deve sapersi RINNOVARE. Non deve rimanere di nicchia e, se nata da una nicchia deve saper includere altre conoscenze e materie di interesse che aiutino la nicchia a sdoganarsi ed entrare in un circuito generalista;
I ruoli all'interno della rete devono CAMBIARE spesso. E' necessario che i ruoli non si cristallizzino determinando odiose rendite di posizione;
Due reti con la stessa missione devono favorire la fusione fra di loro per ampliare il bacino, contaminarsi a vicenda e aumentare la visibilità.
C'è da riflettere su questi punti, forse da adattarli alla nostra situazione attuale, forse da aggiungere qualcosa.
Che ne dite? Aggiungete, correggete, dite la vostra nei commenti.

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La nebbia del generale
Secondo me per iniziare ad aggreggare una comunità occorre avere uno/due obbiettivi, espressi in modo chiaro, molto specifici (poi, eventualmente si allargheranno gli orizzonti), molto "operativi" (costruire, anche con le parole, ma costruire qualcosa, non chiaccherare un po' di questo, un po' di quello). Occorre definire anche un calendario, una data limite, una milestone come dicono i project manager, con passi intermedi come occasioni di verifica del cammino percorso. Se alla scadenza prefissata non si è raggiunto il risultato sperato, bè, nulla di male. Si chiude e si ricomincia con un altro progetto...So che questa visione può apparire rigida e di stampo aziendale ma qualche volta è necessaria.
La vocazione generalista spesso avvolge progetti in una foschia indefinita che tende a farli scomparire rapidamente...
Scusate se sono stato così diretto, ma questo è quanto la mia (piccola) esperienza personale mi ha insegnato.
Spero che questo mio contributo possa aiutare in qualche modo. Sapete, tipo terapia d'urto...
Un saluto.
Federico