Questo testo è ricavato da un mio intervento al Seminario NetOne "Prove di Dialogo" che si è svolto a Castel Gandolfo dal 10 al 13 giugno 2010.
Volutamente non ho approfondito i singoli argomenti, e non solo per mancanza di tempo (là) e spazio (qui). Ma anche perché vorrei dare degli spunti, suscitare domande e dialogo. Dal testo non si capisce se io sia "pro" o "contro" certe caratteristiche della rete. Appunto perché non sono né "pro" né contro, ma vorrei riflettere. Con chi mi legge, se possibile.
Ecco quindi il mio testo con le immagini della presentazione..
Parole - words
L'anno scorso (a NetOne Italia) mi era stato chiesto di parlare di “internet oggi”, quest'anno il tema è “Comunicare domani”, con riferimento alla rete internet.
Come parlarne? La rete cambia rapidamente e cambia con noi. Le stesse nostre parole cambiano adesso, mentre parliamo.
Vorrei provare ad acchiapparne alcune, di queste parole che “fuggono”. Su ogni parola possiamo farci delle domande, sapendo già che forse non abbiamo la risposta. Ma vogliamo farcele - almeno per un dovere di verità verso noi stessi.
La prima parola è proprio “domani”. Ho scoperto che questo interrogarsi sul futuro di internet c'era già dal periodo in cui la rete internet stava nascendo.

“Come saranno le comunità interattive online? In molti casi saranno fatte di persone geograficamente separate, alcune volte unite in piccoli gruppi e a volte che lavoreranno individualmente. Esse saranno comunità non per località comuni ma per interessi comuni”. Scriveva così nel 1968, quasi 40 anni prima del “fenomeno Facebook”, Licklider, uno dei «padri fondatori» della rete.
Rete – network
Rete è la seconda parola. Nella foto c'è una rete per la raccolta delle olive, sulle alture di Bogliasco, vicino a Genova in Italia.

Ma oggi rete vuol dire anche e forse soprattutto rete internet.
Dai 4 server della prima rete del 1969, la rete ARPANET, siamo arrivati a 700 milioni di server a fine 2009, con 230 milioni di siti web (da www.gandalf.it) e 1 miliardo e 800 milioni di utenti collegati (da Internet World Statistics).

In alto vedete uno schizzo della prima rete, la seconda immagine rappresenta la densità di collegamenti internet nel 2007 (da Chris Harrison). Questaimmagine potrebbe certo farci nascere qualche domanda.
Collegamento - Link
La rete, se non ha i fili, non raccoglie le olive. Allo stesso modo la rete internet ha il suo valore nei collegamenti: è una rete semplice, in fondo, il cui pregio sta nel dare a qualsiasi computer la possibilità di collegarsi, senza preferenze di modello o di potenza. “La rete non è una cosa, ma un accordo” (World of ends).
Collegamento è anche quello tra una pagina internet e l'altra, anche questo basato su una convenzione molto semplice (il “tag” del linguaggio HTML), che fa sì che le pagine internet formino un unico immenso ipertesto.

Ma più su, e più importante, c'è il collegamento tra uomini, di cui la rete tecnologica è il supporto. Più dei contenuti, è questa moltitudine di relazioni – “molti a molti” - che ha fatto la crescita vertiginosa della rete. La gente da più valore al legame personale che al contenuto.
Giorni fa un amico mi ha mandato via mail l'ennesima bufala, un rapimento inventato. “Non lo faccio mai – diceva - ma me lo ha segnalato un'amica comune”. La relazione personale prevaleva sul contenuto.
Amicizia – friendship

Cos'è oggi l'amicizia? Ecco un'altra parola «cambiata». Eccoci con decine e centinaia di amici, tra ritrovati e aggiunti e raggiunti attraverso amici comuni. Una breve domanda: “Mi aggiungi?” si sostituisce al processo e al rito, magari lungo, a seconda delle culture, per creare un'amicizia. La parola si inflaziona, impallidisce, diventa virtuale. Vuol dire ancora la stessa cosa?
Comunicazione - communication
La comunicazione si frammenta, si infittisce e diventa flusso continuo: dal blog si passa al tumblelog e al microblog, come Twitter, Friendfeed, Facebook.

Si riduce ancora fino all'etichetta, al tag, la singola parola aggiunta per classificare i contenuti in modo collaborativo. “Il tag è il messaggio”, dice Derrick de Kerckhove, parafrasando la frase “Il mezzo è il messaggio” del suo maestro McLuhan. Aggiungiamo informazione a informazione già esistente, e rilanciamo informazione già esistente. Nasce il mash-up, un sito ottenuto scomponendo e ricomponendo parti provenienti da vari luoghi della rete, a volte senza aggiungere nessun contenuto proprio.
Sciami (stormi) - swarms

Sciami di abitanti della rete si compongono e scompongono, portando milioni di micro contributi: i contenuti salgono alla luce o vengono sommersi, con il tag, il rilancio e il voto.
Collettivo - collective

La conoscenza si fa collettiva. La folla cessa di essere “bruta” e diventa “intelligente”. L'intelligenza collettiva sarà secondo alcuni la caratteristica delle reti umane connesse. Non so tutto, non ho bisogno di sapere tutto, lo sciame lo sa. Affascinante o incubo? Composizione armonica di menti, o disordine? (Le barche che vedete hanno avuto parecchi problemi virando attorno alla boa).
Attenzione - attention
Input multipli richiedono attenzione, ed essa diventa preziosa e scarsa. Se spedisco una mail a lungo pensata e limata, e dopo un minuto il capo mi chiama dicendo “spiegami, non ho capito niente”, vuol dire che forse non aveva più in serbo attenzione sufficiente (ma questa attenzione pare esserci per rispondere dal Blackberry, dopo 10 secondi, a una banale mail informativa, anche alle 10 di sera).

Qualcuno parla di società della distrazione. Qualcuno teorizza, come necessità nella vita lavorativa, l”attenzione parziale continua” (CPA — continuous partial attention), che diventa faticosa quando diventa una “continua attenzione parziale continua” (continuous CPA).
Radio
Questa parola forse ci ricorda un vecchio apparecchio di legno come quello della foto. Ma “radio” è l'alleato più forte per lo sciame, che non sarebbe tale se non fosse permanentemente connesso.

Due tecnologie si incontrano oggi, la tecnologia di rete (nata negli anni '60) e la radio, nata negli ultimi anni del diciannovesimo secolo.
Su questo punto c'è accordo tra un po' tutti quelli che studiano l'argomento: sarà il “senzafili” la grossa rivoluzione della rete.
Smart mobs chiama Howard Rheingold le persone sempre collegate a internet tramite cellulare, in grado di agire in modo “smart”, “acuto”.
La “rivoluzione sms” apparve il 17 gennaio 2001, quando 100000 persone, chiamate da 70 milioni di SMS (“GO 2 EDSA WEAR BLACK”) si riunirono in Epifanio de los Santos Advenue a Quezon City nelle Filippine, tutti vestiti in nero per sostenere l'impeachment del presidente Estrada che fu deposto.
Non vediamo ancora tutta la potenza di questa rivoluzione. Sempre connessi, ovunque connessi, sempre disponibili. L'ambiente stesso, grazie ad access point e RFID diventa intelligente. Una stanza potrà riconoscermi quando entro e potrà dirmi in quale scaffale c'è il libro che cerco, un SMS mi potrà raggiungere esattamente davanti alla latteria (“depositato” - ovviamente in modo virtuale - da mia moglie sulla porta della latteria), ricordandomi di acquistare due etti e mezzo di burro (il che mi eviterebbe, oltretutto, di ricordarmene esattamente sulla porta di casa come regolarmente accade).
Non è fantascienza, visto che Blockchalk già oggi consente di “spargere” sms in un isolato (block) come se si scrivesse con gesso (chalk) sui muri, sms che altri – non noti c chi invia il messaggio – potranno raccogliere.
Di simbiosi uomo-computer parlava sempre Licklider nel 1960. Ha fatto scalpore la notizia del primo virus per PC che ha infettato un uomo (che aveva un chip sottopelle per aprire la porta di casa). Anche se è un po' una mezza bufala, ci ricorda che non solo l'ambiente ma il corpo umano stesso può diventare simbiotico con parti elettroniche per i più diversi scopi.
Ci sono domande su questo? Penso proprio di sì.
Le parole di domani
Kleinrock – il primo uomo ad inviare un messaggio via rete nel 1969 – dice che il futuro è flessibile, e potrà avere aspetti diversi e sorprendenti.
A me pare che siamo stretti tra due fronti.
Da una parte abbiamo i poteri economico e politico (che troppo spesso viaggiano assieme), che spesso non gradiscono, o sopportano con fatica, quei pilastri che i padri della rete ci hanno con entusiasmo e fatica regalato: neutralità, privacy, apertura, condivisione, espressione.

Dall'altra ci siamo noi, coi nostri collegamenti sempre più persistenti, con la connessione sempre più permanente, e con il rischio di perdere silenzio, profondità, creatività, ascolto, individualità, e di cadere nella confusione, nella distrazione, nella superficialità, nel conformismo.

La vostra parola
L'ultima parola non c'è, la lascio scegliere a voi.
Viaggiare tra le pagine in rete viene detto “surfing the web”. A me il termine non piace troppo: mi dà l'idea di correre sull'acqua, rimanendo in superficie.
Preferisco il termine italiano:“navigare” (“sailing”), meglio se a vela.

La barca naviga se ha la carena ben immersa nell'acqua, magari fredda, del mare. La barca naviga se sopra ci sono delle persone; e dà il meglio se chi è a bordo ascolta e sente il vento e guarda i colori del mare e del cielo. Dà il meglio, se chi è a bordo ha in mente una meta, magari oltre l'orizzonte. Se ha in cuore un desiderio.
Note
Le foto dell'articolo sono mie (da Flickr) ad eccezione della Radio.
Il disegno della rete a 4 nodi mi risulta essere di Alex McKenzie.
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Qui sotto la presentazione intera su Slideshare:

Che bello!
Bravo Riccardo.. è bellissimo questo articolo: con le foto mi sembra eccezionale. Grazie di tutto. Ciao.
Buona giornata e buon lavoro! A presto.
Giovanni