Martedì 6 maggio si è tenuta a Savona un interessante incontro pubblico con Richard Stallman, il "guru" del software libero.
In una sala ricolma di "nerd",di cui Richard è l'icona
vivente, si sono confrontati amministratori pubblici e teorici del software libero.
Non voglio in questo post soffermarmi sulle interessanti esperienze di migrazione presentate dai diversi enti (le scuole di Bolzano, la Provincia di Savona e l'Ospedale Galliera di Genova), quanto piuttosto sulle riflessioni che la conferenza mi ha suscitato.
Mi ha colpito molto l'intervento di Marco Ciurcina, avvocato, docente di diritto ed etica delle comunicazioni e membro dell'associazione "Hipatia": ad un certo punto del suo intervento ha parlato di fraternità e mutua cooperazione come uno dei fondamenti del software libero. Lo stesso Stallman, citando le famose 4 libertà che definiscono il software libero ed i suoi utenti, ha detto che il software libero ci rende "liberi di aiutare il prossimo".
Molti (io compreso) commettono l'errore di considerare l'aggettivo "Free" nella sua accezione inglese, che lo rende sinonimo di "gratis". Si ha, quindi, che l'utente
del software libero si trovi a pensare che ciò che distingue le licenze GNU-GPL sia il trade-off tra assenza di prezzo e le caratteristiche del software a pagamento (assistenza qualificata continua, elevato numero di funzioni etc.). Un esempio classico di questo tipo di approccio al software libero è costituito dall'utente
medio di Inkspace: una persona che, non facendo un uso professionale degli applicativi di grafica vettoriale, sacrifica le funzionalità di Freehand o Illustrator in nome del risparmio.
Questo approccio al software libero, benchè legittimo, è riduttivo. Come ho già detto, mi ha colpito come la libertà garantita dal software libero sia quella di aiutare gli altri.
Mi spiego meglio: mettiamo che un esperto di programmazione si renda conto di un aspetto di un software libero possa essere migliorato. Se questo tizio mettesse le sue conoscenze a disposizione della comunità degli sviluppatori di quel programma, lo farebbe come atto di gratuità,al solo scopo di aiutare gli altri a svolgere meglio una certa operazione. Chi invece non è esperto di programmazione può sempre contribuire segnalando bug, diffondendo il software, preparando tutorial
, traducendo manuali etc..
Chiunque usi un qualsiasi software libero con una certa assiduità ha, almeno una volta, compiuto una di queste operazioni.
Il software libero, quindi, contribuisce a creare un comunità solidale. E' facile capire come, in una società ormai completamente informatizzata, questo principio di solidarietà si estenda ben oltre gli esperti del settore.
). 
Ottimo aggiornamento
Grazie Alberto,
Sapevo di Stallman a Savona e mi sarebbe piaciuto partecipare.
Capita quindi a proposito il tuo post.
E' importante, come tu dici. distinguere tra gratuità e libertà.
Personalmente, a casa, uso solo software libero oppure gratuito. Mi capita anche di fare qualche (piccola) donazione per software libero e/o gratuito. Credo che chi distribuisce software gratuito (anche se non libero) dovrebbe ricevere un piccolo compenso da chi utilizza in modo continuo il frutto del suo lavoro.
Naturalmente il software libero ha quel "di più" di cui parli tu. E la possibilità di contribuire (anche come utenti) è in effetti sottostimata.
Ci sarebbe ancora da dire che la qualità del software libero sta surclassando quellla del software commerciale. OpenOffice ad esempio stacca Microsoft Office in molti punti (primo fra tutti il correttore ortografico).
Al di là di questo però, del tuo post, in particolare, mi interessa la citazione della fraternità da parte di Marco Ciurcina. Ho trovato un suo interessante testo a questo link, e penso che approfondirò l'argomento.
Riccardo
http://www.ricir.net
PS Inkscape è un programma molto interessante.